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giovedì 27 aprile 2017

Un italiano inventa il Pony Sharing: risparmi sulle consegne e guadagni viaggiando

Jasa presenta la sua startup al Web Summit di Lisbona nel 2016
Tutto è iniziato con la dolorosa estrazione di un dente del giudizio. Era il 2014 e Nivi Jasa si trovava a Istanbul dove lavorava come graphic designer. Per calmare il dolore aveva bisogno del suo rimedio omeopatico di fiducia ma era impossibile reperirlo in Turchia. L’unica opzione era che un amico o un famigliare glielo portasse dall’Italia. È allora che Nivi, nato a Trieste da genitori Albanesi immigrati negli anni Novanta, ha avuto l’idea per il suo onPony. Una piattaforma che fa incontrare persone che viaggiano (per lavoro, studio o piacere) con persone che devono spedire un oggetto e che non possono aspettare i tempi lunghi dei servizi postali, né permettersi i prezzi dei corrieri privati. Un principio simile a quello del fenomeno BlaBlaCar, che consente di offrire o cercare passaggi in auto a prezzi molto bassi.

Il vecchio pony express (ricordate il film con Jerry Calà?) si adegua alla sharing economy e diventa on demand. In teoria ci sono benefici per tutti: «Il cliente, colui che deve spedire qualcosa, risparmia circa il 50% rispetto alle tariffe dei corrieri. E il pony può ammortizzare un po’ le spese di viaggio», spiega Jasa, 26 anni, amministratore delegato, che con altri due fondatori, Stefano Bertocco e Andrea Bodrighi, ha appena lanciato onPony da Londra.

Nell’attesa che a giungo arrivi anche l’applicazione per Android e iOs, per ora tutta l’attività si concentra sul sito.

Ecco come funziona il servizio ONPONY:

Ci si iscrive linkando anche il profilo Facebook e possibilmente quelli di BlaBlaCar, LinkedIn e AirBnb. «In questo modo ogni utente è più trasparente, si possono vedere i feedback che ha già ricevuto su altre piattaforme e capire se è affidabile», spiega il Ceo. Una volta iscritti chi ha necessità di far recapitare un oggetto ne indica dimensioni, peso e destinazione e offre una remunerazione. Mentre chi sta per partire fa sapere dove sta andando, la data del viaggio e il tipo di pacco che può mettere in valigia (peso e grandezza). Se c’è un match il pony può accettare il compenso offerto oppure rinegoziarlo. Una volta che i due utenti si sono messi d’accordo si incontrano e l’oggetto in questione passa di mano.

«Sul sito abbiamo delle linee guida, consigliamo ai pony di verificare sempre personalmente cosa stanno per trasportare», sottolinea Jasa.
Appena il pony si prende carico del pacco viene generato un codice che attesta il passaggio di consegne. Un secondo codice viene creato quando il pacco arriva sano e salvo a destinazione. Quest’ultimo codice sblocca il pagamento che avviene tramite PayPal. Il cliente versa una quota a onPony che equivale al 10% della transazione. Non ci sono altri costi. Da maggio ci sarà anche una nuova opzione: si potranno fare consegne (o chiederne) anche all’interno della stessa città, non solo a lungo raggio. Infine i due utenti scrivono la recensione l’uno dell’altro che servirà per costruire la loro reputazione all’interno della comunità.

Sulla carta, molto semplice. Ma rimane il fatto che si affida un oggetto o dei documenti, potenzialmente importanti, a uno sconosciuto. Può bastare condividere il profilo Facebook per essere ritenuti credibili e affidabili? È questa la scommessa di onPony. E in verità di tutta la sharing economy. Inoltre rimane sempre la seccatura, per il cliente, di dover incontrare di persona l’utente fattorino per consegnargli il pacco. «Ma neppure chi offre un passaggio con BlaBlaCar ti viene a prendere sotto casa. E con AirBnb non puoi fare il check-in quando vuoi come in hotel», fa notare il Ceo. Insomma, l’economia della condivisione richiede qualche compromesso in nome del risparmio.

Per ora onPony ha trecento utenti iscritti e un centinaio di viaggi disponibili nel suo database (in Italia e all’estero). Ancora pochi per capire se funzionerà e se diventerà un fenomeno come i suoi predecessori.

Il servizio ha finora raccolto 160.000 euro di finanziamenti («da amici e amici di amici») e si sta apprestando a concludere un altro round da un milione di euro. I fondi andranno in parte nel marketing e nella promozione del sito che si concentrerà soprattutto sugli studenti Erasmus, la fascia di utenti che più di tutti potrebbe fare crescere la startup.

lunedì 27 marzo 2017

22 idee di startup in cui gli investitori metterebbero subito i loro soldi

Difficile poter prevedere quale idea di startup possa attrarre investitori. Difficile, ma non impossibile. A proporre un elenco di settori di maggiore interesse in questo periodo ci ha pensato Paul Graham cofounder di Y Combinator in un post apparso su Founders And Founders. 22 settori in espansione, (negli Usa, ma non solo) dove maggiormente si sono concentrati (o si prevede si concentreranno) gli interessi degli investitori. Alcuni prevedibili, altri meno. Ecco un’infografica e l’elenco.



1 Energia Meno costa, più aumenta la qualità della vita. Ogni idea in grado di abbassarne il prezzo e l’accesso è in sé rivoluzionaria. La stessa cosa vale per chi ha in mente processi per estrarne da nuove fonti. Energia solare, biocombustibili, vento o nuove come le sperimentazioni sul Jatropha, un arbusto perenne e velenoso, più noto come Barbados nut, o l’energia geotermica. Non un caso che Enel abbia fatto un premio dedicato a questo settore, che si è appena celebrato a Roma.

2 Intelligenza artificiale E’ tanto rivoluzionaria quanto al giorno d’oggi sotto i riflettori. Fa paura, a volte senza motivo. Ad oggi non ci sono state svolte epocali, ma quello che può interessare non sono singole macchine o robot con intelligenza artificiale. Piuttosto applicazioni pratiche, prodotti che possano incrementale la creatività artificiale, il ragionamento, programmi che possano incrementare questo negli uomini.

3 Robots Sono già applicati nella produzione di beni, ma anche nella difesa. Ma pochi, pochissimi sono destinati ai consumatori. La vera rivoluzione in questo settore potrebbe arrivare da applicazioni pratiche di questi robot per allargarne l’uso al grande pubblico.

4 Biotech Le promesse sono di renderci per sempre giovani e liberi da ogni malattia. E, pare, ci siamo quasi. Il completamento del progetto “Genoma Umano” cominciato nel 1990 e concluso nel 2003 ha aperto una prateria ai possibili “aggiustamenti” dei geni. Ci sono implicazioni morali, ovvio, e una startup in grado di lavorare sui fronti della ricerca e dell’etica potrebbe davvero essere rivoluzionaria.

5 Healthcare Costi altissimi. E nono solo negli Usa, dove la sfida delle startup a minimizzare i costi è uno dei temi di più alto interesse, ma ovunque. Le startup in grado di abbassare i costi dell’assicurazione medica, o addirittura creare un sistema di prevenzione nel sistema medico ha un potenziale di scalabilità altissima.

6 Farmacia Medicine prodotte più velocemente, e con costi inferiori. Farmaci preventivi, e farmaci in grado di migliorare lo stato di salute di una persona dopo una malattia sono in questo momento le sfide più interessanti.

7 Cibo e Acqua tra il 1940 e il 1960 Nomran Boralug ha condotto la Rivoluzione Verde che ha salvato un miliardo di persone dalla fame, in particolare dopo la seconda Guerra mondiale. Nuovi usi di pesticidi, erbicidi, e fertilizzanti insieme all’ingegneria genetica in grado di aumentare la produzione di cibo su vasta scala sono terreni di grande interesse e in grande espansione. Il concetto da affrontare è quello di scarsità. Con l’aumento esponenziale delle persone sulla terra il cibo e l’acqua saranno sempre più una risorsa scarsa. Una startup in grado di scoprire nuove fonti di alimentazioni, o ottimizzare il consumo e lo spreco di cibo, potrebbe salvare milioni di vite. La stessa cosa vale per l’acqua. La desalinizzazione dell’acqua del mare potrebbe essere la nuova frontiera. Anzi gli investitori assicurano. Lo è.

8 Education Dare la possibilità agli studenti di conoscere quali sono le materie più vicine ai propri interessi, i migliori professori, i migliori istituti e aiutarli a garantirsi la formazione più idonea a se stesso aiuterebbe a creare una popolazione più intelligente. Preparata. E felice. Sebbene possa sembrare difficile valutare un’insegnante, si potrebbe controllare la sua valutazione online. Le startup dell’education potrebbero valutare idee in questo settore, soluzioni possibili.

9 Internet (infrastrutture) Internet è vulnerabile. Si sa. Per via dei Governi impiccioni, di disastri ambientali, di hackers. Soluzioni che possano potenziare la rete, renderla più sicura, e scoprire nuovi modi per rendere più efficiente l’immagazzinamento e la la sicurezza dei dati sono altamente ricercate.

10 Governi I Governi sono i clienti migliori (forse un po’ meno in Italia). I loro software sono generalmente obsoleti e fatti male. E potrebbero essere fatti sicuramente meglio da startup del settore che sappiano trovare soluzioni alla comunicazione interna e alla gestione dei dati.


11 Realtà virtuale e aumentata Sembra che siano tra noi ma non lo sono. Realtà virtuale e realtà aumentata spaventano ancora un po’ e sono lontane dall’uso della gente comune. Una startup che possa rendere più accessibili queste tecnologie, che sappia renderle un po’ meno spaventevoli è una di quelle in cui varrebbe la pena investire.

12 Scienza Solo università e grandi aziende sono in grado oggi di affrontare ricerche complesse su settori specifici. Ma non sono sempre efficienti. Perché non potrebbero esserci laboratori indipendenti? In Italia, ad esempio, lo ha fatto TesPharma.

13 Trasporti Niente è come la vita del pendolare. E anche se le ricerche, e gli scenari immaginati per il futuro, lasciano intendere che la figura del pendolare non diventerà obsoleta (insomma, si continuerà a spostarsi per recarsi nei posti di lavoro) l’unica cosa che si può chiedere a chi abbia idee disruptive è di trovare soluzioni per migliorare la difficile vita dei pendolari. Renderla più confortevole. Veicoli piccoli e intelligenti, condotti a energia pulita per esempio.

14 Lavoro Non è uno slogan da House of Cards ma una necessità. Molti lavori saranno rimpiazzati nei prossimi anni da Robot e computer. Questo non vorrà dire che gli umani saranno una popolazione di disoccupati. Bisognerà scoprire nuove professionalità. Qualcuno dovrà costruirli questi robot. E qualcuno dovrà educare e formare le persone ai lavori del futuro.

15 Programmazione La formazione alla programmazione di software è cambiata pochissimo negli ultimi 20 anni. C’è una barriera molto alta nell’accesso alla programmazione, che non è per tutti. Nuovi strumenti di programmazione e di insegnamento alla programmazione sono fortemente agognati dagli esperti.

16 Televisione 2.0 I nuovi talenti oramai non vengono più scoperti da agenti di talent scouting. Questo è palese. Youtube è il vero talent scout della nostra epoca. E lì le nuove celebrità interagiscono direttamente coi propri fan. Una startup in grado di scoprire nuovi talenti su Youtube? 

17 Diversità Ci sono popoli che hanno vissuto ai confini della storia e dello sviluppo economico. Vuol dire che questo sarà per sempre? No. Tutto cambia. E programmi in grado di portare lì l’ecosistema sociale ed economico in grado di aiutare queste etnie ad uscire dall’ombra saranno la chiave per il futuro.

18 Paesi in via di sviluppo Direttamente collegato al punto 17. Molti servizi non sono raggiungibili in paesi in via di sviluppo a causa di problemi infrastrutturali, non a causa di scarsità della domanda. Una startup che possa ottimizzare i processi di consegna, import e export di beni e servizi può essere la soluzione.

19 Software per aziende I software per aziende sono rimasti spesso un po’ arretrati rispetto a quelli per utenti normali. E si apre una prateria per le startup. Ad esempio: Ci sono delle ragioni specifiche per dover mandare ancora mail o fax per essere pagati dalle catene della grande distribuzione?

20 Fintech A meno che tu non sia particolarmente ricco, un servizio finanziario che ti aiuti a crescere il tuo portafogli sarebbe particolarmente utile. Banale, ma non troppo. Perché non esistono. Una startup in grado di trovare nuovi modi per investire i soldi di un cliente con un portafogli investimenti non enorme è quello che cercano gli investitori in startup. Soluzioni per i piccoli portafogli investimenti.

21 Telecomunicazioni A parte Skype e Whatsapp, ci sono idee troppo rivoluzionarie che ci consentano di parlare e comunicare a distanza. Comunicare può e deve diventare sempre più facile e veloce, con un utilizzo più efficiente della banda larga. E possibilimente, senza troppe pubblicità. Idee?

22 Migliorare la vita Ultimo, ma forse il più importante. E generico. Migliorare la vita di tutti i giorni. Dalla fintess all’organizzazione della propria vita, della propria agenda. Soluzioni pratiche per migliorare il tempo libero, quello speso al lavoro. Applicazioni, software, programmi sono i benvenuti.

lunedì 9 gennaio 2017

L'Italia che innova, ecco Gipinto

LAS VEGAS. Per trovare Giuseppe Pinto bisogna scendere ai piani bassi. E un percorso complicato durante il Consumer Electronic Show (Ces), la grande fiera della tecnologia presa d'assalto da 170 mila persone. Caleidoscopio di innovazione e trovate che per innovazione vogliono passare, dove poco meno di quattromila aziende e startup sgomitano per farsi notare. Raggiungere la napoletana Gpinto significa attraversare i canali posticci del Venetian, uno dei grandi hotel casinò della città, fendendo la folla di turisti e addetti ai lavori.

Al centro congressi che sorge alle sue spalle, si cammina fra gli stand luccicanti del piano superiore fino alla scala mobile che porta al seminterrato. Potrebbe ospitare un campo di calcio: Giuseppe, 33 anni, è in uno dei seicento minuscoli spazi espositivi dove si alternano microscopi tascabili per iPhone, batterie smart, intelligenze artificiali fatte in casa, bracci robotici che servono il caffè. Lui ha portato un giradischi chiamato On. "Che ho costruito pezzo per pezzo proprio in un seminterrato", racconta. "Ma è al centro di Napoli e a differenza di questo non ha nemmeno il bagno".

Di scantinati non ne vedrà più molti. La sua startup, messa in piedi con un amico e la fidanzata, è stata appena acquisita da un marchio storico dell'hi-fi a stelle e strisce, la McIntosh di Binghamton (New York), fondata nel 1949. Pinto lo metteranno a capo del settore ricerca e sviluppo a partire dal 16 gennaio. "Faccio ancora fatica a crederci", confessa sorridendo. "Anche perché stavo per chiudere malgrado avessi per le mani ordini e relativi contratti firmati di aziende che volevano comprare l'On".

La sua è una storia cominciata con i nonni e la loro passione per la musica, i dischi in vinile e gli apparecchi valvolari, quando l'altra fedeltà era ancora termine dotato di un qualche senso. Il primo era un imprenditore che aveva a casa proprio dei McIntosh, il secondo un radiotecnico che costruiva i suoi amplificatori. "On è acronimo di Old and New, vecchio e nuovo", spiega Pinto nella confusione del Consumer Electronic Show. "È un giradischi con trazione a cinghia tradizionale, amplificatore integrato a valvole, connessione bluetooth e un convertitore digitale per ascoltare la musica anche dallo smartphone". Vecchio e nuovo, appunto. Un anno e mezzo fa Pinto ha provato a trovare dei finanziamenti per realizzare la sua idea. Nulla da fare. Allora si è indebitato per mettere assieme i primi prototipi e presentarsi alla fiera Monaco Hi-End ad aprile. "Il brutto? On è piaciuto così tanto che il primo giorno ho ricevuto centoventi ordini da tutto il mondo. Eppure non ho trovato nessuno disposto ad investire nella mia startup. Se avessi deciso di aprire una pizzeria sarebbe stato più facile".

Fortuna che qualcuno si è accorto di lui: sono uscite alcune recensioni positive e il Consumer Electroinc Show lo ha contattato per invitalo a questa cinquantesima edizione offrendogli pochi metri quadrati gratuitamente. E fortuna che al McIntosh Group, nel quale scorre sangue italiano facendone parte anche la Sonus Faber di Vicenza oltre ad altri marchi americani come la Audio Research e la Sumiko, avevano bisogno di qualcuno che portasse idee capaci di unire tradizione e innovazione. Qualcuno nato nell'era di Spotify, cresciuto in un Paese con la cultura del design e con un dna fatto di valvole e vinile. Giuseppe Pinto.

"Certo che sono contento", dice lui quando lasciamo il seminterrato in cerca di un ascensore. "È la cosa migliore che mi potesse capitare. Da solo con la mia startup non ce l'avrei fatta, non in Italia". Mentre saliamo verso il trentaseiesimo piano del Venetian, torna
con la mente ai nonni che ormai non ci sono più. Avrebbe voluto festeggiare con loro. Sa che sarebbero stati contenti di vederlo entrare nella suite riservata dalla McIntosh, con la sua vista mozzafiato sul deserto del Nevada, pronto a diventare la mente della divisione ricerca e sviluppo.

(FONTE repubblica.it)